
A differenza del dispositivo Edison, quello Lumiérè era costruito dalle agenzie di penetrazione in diverse zone, si passava da una città all'altra. Tale dispositivo rendeva replicabile la realtà nella sua "fedeltà" e permetteva di espandere la visibilità dell'intero mondo.
Esso permetteva la proiezione su grande schermo, la pellicola era su supporto flessibile (pellicola a 16 fotogrammi al secondo); ed inoltre era caratterizzato da un movimento intermittente di ripresa.

I film proiettati dal macchinario erano ricchi nei dettagli, non vi era un principio di composizione; ciò che veniva impresso sulla pellicola lo era perché si trovava sulla scena.
L'inquadratura era policentrica, ciò che appariva in primo piano era lì presente; vi era una permeabilità dei bordi di contorno della scena. Tutto ciò che si vedeva sullo schermo era frutto di un atto di riproduzione, una realtà filtrata attraverso un'attività, quella della macchina da presa.
La proiezione era allestita in sedi precarie: all'interno di caffè, all'interno di spettacoli già esistenti come il circo e il teatro di varietà.
Gradualmente si inizia a pensare al film come ad un'attrazione autonoma.

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