Nel 1915 Griffith realizzò il primo lungometraggio e kolossal storico americano, The Birth Of A Nation (quasi tre ore di proiezione) ed è anche uno dei più biechi atti di propaganda razzista e la prima epica nazionale in forma di film; Griffith, da sempre ossessionato dal mito della famiglia (un'isola di sicurezza) e dal terrore dei negri (fonte di disunioni, perché causa della guerra), si sforza di convincere il pubblico che i negri schiavi significano stabilità e pace, mentre i negri liberi significano il crollo della società e dei suoi connotati, in particolare del puritanesimo che gli sta tanto a cuore. Il film comincia con la descrizione della felicità familiare prima della guerra; ma alla fine della guerra i negri hanno preso il potere e vessano la popolazione bianca, difesa dal Ku-klux-klan. I bianchi ritrovano la felicità quando un doppio matrimonio sancisce la riconciliazione fra nord e sud. Esaltando l'opera di questi giustizieri bianchi, Griffith voleva esaltare la nuova nazione, nata sulle rovine della secessione. Il film espone i due simboli principali della poetica griffithiana: le giovani rappresentano il bene, i negri il male; i negri tentano due volte di violentare una giovane; la guerra libera orde di negri feroci come demoni a caccia di anime, la guerra è il peccato che ha dannato i bianchi.
Il sincero orrore di Griffith per la guerra è una prova della sua mentalità generalmente progressista, a parte le questioni razziali. Le scene brutali, quelle commoventi e quella grandiosa dell'incendio di Atlanta furono alla base dello straordinario successo del film; ma ovunque si ebbero manifestazioni di protesta, e in alcuni paesi europei il film fu proibito. Basta capovolgere le parti di bianchi e neri e si scopre un capolavoro di cinema storico-realista.
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